Con le scarpe sprofondate in 5 centimetri di fango, ogni singolo pendio attorno a te ultratritato dagli avventurieri che evidentemente erano qui con la neve fresca, e il termometro che segna 5 gradi, è un po’ difficile pensare di essere capitati davvero nel paradiso del free ride! Non è cominciato nel migliore dei modi il nostro viaggio in Georgia:” Gudauri ski resort, il paradiso del free ride!” Mmmmm…. siamo seri?

Quella prima giornata in Georgia la ricorderò per un bel po’. Dopo un estenuante viaggio in aereo a cavallo della notte, in cui nessuno o quasi ha chiuso occhio, è iniziata la nostra avventura nella profonda Europa dell’Est. Mentre ci allontaniamo dall’aeroporto ci circonda la periferia di Tiblisi, la capitale. Il sole sorge opaco tra scheletri di palazzoni stie Sovietico, il cui colore predominante è il grigio. Mi sforzo di scorgere se quei palazzi fatiscenti siano abitati. Pochi indizi mi fanno immaginare che debbano esserlo, anche se a colpo d’occhio sembra di attraversare una città fantasma. I nostri furgoni sputacchiano gasolio mentre ci lasciamo la città alle spalle, lungo la lingua di asfalto malmesso che punta verso un orizzonte indefinito di colline terrose. Di neve neppure l’ombra. Gli sci sono incastrati un po’ ovunque, i bagagli pure. Uno alla volta crolliamo tutti dal sonno e abbandoniamo i malcapitati autisti al loro destino.

Il navigatore segna poco meno di 20 minuti all’arrivo e attorno a noi ancora solo terra. Ma chi si è preso la neve? Mi guardo attorno un po’ nervosamente, domandandomi come farà a sbucare da un momento all’altro un intero resort sciistico. Dall’altra parte della valle le cime sono effettivamente imbiancate ma sembra di essere agli sgoccioli della primavera! Dopo qualche tornante ci infiliamo ancor più in fondo la valle e finalmente ai margini della strada c’è qualche chiazza di neve. In lontananza gli impianti, contornati da pendii arati e macinati. Ahi ahi… non promette bene per niente. Uno ad uno scendiamo dall’auto attenti a non impantanarci fino alle ginocchia. Furbi però questi Georgiani! Il Gudauri resort è vagamente diverso da come lo facevano apparire nelle foto su internet. Siamo nel bel mezzo di un cantiere! Gru e scavatrici ovunque, palazzi in costruzione e un sacco di gente che si destreggia tra ghiaccio e fango dappertutto. Mi guardo attorno per vedere se gli altri siano sconsolati quanto me. Per fortuna gli spiritosoni del gruppo tirano un po’ su il morale. Davvero una partenza di vacanza un po’ difficile!

Quella che doveva essere una rilassante vacanza sciistica si è rivelata una vera avventura. Immagino che molti di voi non sappiano dove si trovi la Georgia. Io non ne avevo l’alba quando Massimo l’ha proposta come viaggio sciistico primaverile. Avevamo iniziato subito forsennate ricerche, Ale e Massimo avevano contattato local e amici di amici di amici, per trovare qualche info prima del viaggio. Tutto prometteva decisamente bene. Non sempre le ciambelle escono con il buco si dice? Ale ha magheggiato un’intera settimana per ricavare qualche gita interessante e devo rendergli merito che alla fine non è andata poi così male. Purtroppo, quest’anno la stagione sembra già molto avanzata, fa davvero caldo e parecchia neve si è sciolta in questi giorni. Per altro non nevica da un bel po’. Com’era il vecchio detto? Al tempo non si comanda!

Le previsioni dicono che nei prossimi giorni nevicherà, e mentre saliamo con le pelli i pochi pendii sciabili teniamo le dita incrociate. Ale fa la traccia GPS di diverse discese di free ride e magicamente la neve arriva. Quindici centimetri di neve fresca e ci sembrano il paradiso. Non ci vediamo a un metro dal naso e imploriamo gli addetti alle piste di aprire l’ultimo troncone degli impianti, ma non se ne parla nemmeno. Mettiamo le pelli e puntiamo alla forcella di cui abbiamo la traccia. Avanziamo nella bufera imperterriti e al primo sprazzo di sereno giù per il pendio come dei forsennati! La vallata che si apre davanti a noi è incredibilmente bella e selvaggia. I sognatori del gruppo rimangono una buona mezzora a fissare un masso in mezzo al pendio, convinti che sia un orso… qualcuno giura di vedere anche il cucciolo! Indesiderati effetti collaterali della sera prima a far bagordi a suon di birre e shottini. La valle si stringe sempre più nello stretto passaggio per gli sci che costeggia il torrente. Quando togliamo gli sci siamo soddisfatti. Non male viste le premesse!

Nei primi giorni splende un sole comunque magnifico che ci permette di godere di panorami mozzafiato. Molto diversi dalle nostre dolomiti. Per non dire che inaspettatamente mi sono trovata catapultata in una cultura totalmente nuova, indietro nel tempo di cento anni. La strada principale che porta verso Gergeti, ai confini con la Russia, è l’unica ad essere asfaltata. I sonnecchianti paesi attorno sembrano disabitati. Di tanto in tanto vedi qualcuno uscire dalle case, che spesso sono simili a baracche, rattoppate con lamiere e pezzi di fortuna. I camion arrancano in salita e si accodano per chilometri ai piedi del passo, i cui tunnel sono troppo stretti per consentire il doppio senso di marcia. Le muraglie di neve ai lati della strada sono ricoperte della fuliggine nera che fuoriesce dai tubi di scappamento, in un contrasto crudo e totale con il candido paesaggio tutt’attorno.  Gli unici colori che spiccano vivaci contro il sole abbagliante sono quelli dei calzini e cappelli di lana per turisti che vendono ai lati della strada. Su bancarelle di fortuna si assiepano vasi di miele di tutte le tonalità possibili, nonché consistenze. Quello che scegliamo noi ricorda decisamente la cera d’api! Proprio quella che si stende sui mobili! Non una gran scelta, ma decisamente migliorabile con qualche minuto di microonde. Gli stessi banchetti a volte sono tappezzati di strani cilindri gommosi, farciti di frutta secca e prugne. Il succo di melograno appena spremuto è una vera delizia. La vacanza subisce una decisa svolta culinaria positiva dopo che scopriamo un locale che sforna piatti tipici. Assaggiamo un sacco di prelibatezze locali ma optiamo per la birra, nonostante la Georgia sia conosciuta come il paese che produsse il primo vino.

Alla fine della settimana qualche bella sciata ce la siamo pur fatta, ma soprattutto mi rimane la sensazione di una cultura da scoprire, di un paese rimasto fermo nel tempo. Una valle ai piedi del monte Kazbec che attende la primavera per risvegliarsi, sorvegliata e protetta nel suo gelido letargo dal monastero della trinità, dal cui balcone puoi godere di tutta la bellezza selvaggia di questi luoghi dimenticati.