Era una giornata d’autunno, proprio come queste. Il sole arriva il pomeriggio alle numerate di rocca pendice e tinge le pareti squadrate di mille tonalità di rosso e arancione, trasformando la grigia trachite in un incanto di colori che svettano contro il blu intenso del cielo. Per la prima volta, dopo estenuante attesa e ricerca di qualche volenteroso che mi portasse a provare, infilo finalmente i piedi dentro un paio di vecchie Five Ten prestate. Ci deve essere un errore perché un 42 sul mio piede 39 come fa a fare cosi’ tanto male??!!?? Poco importa, il mio cuore sta impazzendo mentre mi giro verso la parete e appoggio con timore mani e piedi alla roccia calda. Spaesata inizio a salire.

claudia-mario

E succede come nei piu bei colpi di fulmine, si diciamolo: quelli da film! Un’ondata indescrivibile di emozioni mi attraversa quel pomeriggio e un tiro dopo l’altro non voglio più smettere. Mi sento drogata e inebriata, mi domando come abbia fatto per venticinque anni a non provare mai nulla di simile per nessuno sport! Neppure per la mia adorata pallavolo per la quale ho speso anni di sacrifici, rinunce, allenamenti a qualunque ora e giorno dell’anno. Ma queste sensazioni non hanno nulla a che fare. In quel pomeriggio di Ottobre di dieci anni fa l’arrampicata si è legata indissolubilmente alla mia anima e ancora non accenna a farsi da parte. E poi succede come domenica scorsa ad Arco: mi ritrovo su un tiro che forse non pensavo avrei mai provato. Troppo duro per me, fisico, e guarda che cavolo di canna! No, non l ho liberato ma non importa, perché una canna non l’avevo mai scalata e mettere assieme lo sforzo intenso alla novità di movimenti, alla sperimentazione e scoperta di nuovi equilibri da imparare, provare, sfidare ha riportato anima e corpo a quel lontano pomeriggio a Rocca pendice. Ha risvegliato la profondità del mio amore per la scalata (se mai si fosse sopita!), rituffandomi in quel turbinio di emozioni, deflagrando ancora una volta con una potenza totalizzante. Risultato: sono le cinque e mezza di mattina e non riesco più a dormire. Penso al week end, chissà se l’ultimo prima di un altro lock down e bramo di legarmi alla corda, per tornare nella mia dimensione di perfezione.